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Biografia di Giovanni Palatucci

Divenuta drammatica nel 1938, a seguito del cosiddetto Manifesto della razza del 15 luglio e delle cosiddette Leggi razziali del 17 novembre, la posizione dei cittadini italiani di origine ebraica, Palatucci, che era a capo dell’ufficio stranieri della questura, si prodigò per portare aiuto a loro e agli ebrei stranieri che, abbandonando i territori soggetti ai tedeschi, chiedevano di poter entrare in Italia attraverso il valico di Fiume (Sorani, 1983, p. 124; Raimo, 1992, p. 60 ss.; Polizia di Stato 2002, pp. 27 s., 33; Picariello, 2007, p. 54 ss.). Queste azioni durarono fino all’8 settembre 1943. Non potendo rilasciare documenti con i dati reali (razza, nazionalità ecc.), Palatucci fornì visti di transito e passaporti falsi (Sorani, 1983, p. 124; Raimo, 1992, p. 104; Coslovich, 2001, p. 17; Polizia di Stato, 2002, p. 83) e tentò di impedire la deportazione nei centri di internamento italiani degli ebrei che si trovavano a Fiume, come residenti o in transito;

La storia di giovanni palatucci

Dopo le leggi razziali del 1938, Palatucci, responsabile dell’ufficio stranieri a Fiume, aiutò ebrei italiani e profughi in fuga dai territori occupati, fornendo documenti falsi, visti di transito e cercando di ostacolare le deportazioni verso i campi di internamento presenti in Italia fino all’8 settembre 1943, i presenti..

The story of giovanni palatucci

After the 1938 Racial Manifesto and the racial laws, Palatucci, head of the foreign office in Fiume, helped Italian Jews and refugees fleeing German control, issuing transit visas and false passports, and trying to stop deportations to Italian camps until September 8, 1943. He shielded residents and people in transit from arrests.

L' histoire de giovanni palatucci

Après les lois raciales de 1938, Palatucci, chef des étrangers à Fiume, aida des Juifs italiens étrangers, et réfugiés fuyant les Allemands, délivrant visas de transit et faux passeports, tentant d’empêcher les déportations vers des camps italiens jusqu’au 8 septembre 1943, protégeant résidents et personnes en transit.

la historia de giovanni palatucci

Tras las leyes raciales de 1938, Palatucci, jefe de extranjeros en Fiume, ayudó a judíos italianos y refugiados que huían del control alemán, entregando visados de tránsito y pasaportes falsos, e intentando impedir deportaciones a campos italianos hasta el 8 de septiembre de 1943, protegiendo residentes y personas en tránsito.

история о giovanni palatucci

После расовых законов 1938 года Палатуччи, возглавлявший отдел по делам иностранцев в Фиуме, помогал итальянским евреям и беженцам, выдавая транзитные визы и поддельные паспорта, стараясь предотвратить депортации в итальянские лагеря до 8 сентября 1943 года, защищая жителей и людей в пути.

die geschichte von giovanni palatucci

Nach den Rassengesetzen von 1938 half Palatucci als Leiter der Ausländerstelle in Fiume italienischen Juden und Flüchtlingen, stellte Transitvisa und falsche Pässe aus und versuchte Deportationen in italienische Lager bis zum 8. September 1943 zu verhindern, indem er Bewohner und Durchreisende schützte.

La storia

PALATUCCI, Giovanni. – Nacque a Montella (Avellino) il 29 maggio 1909, unico maschio dei tre figli di Felice e di Angelina Molinari.

Fu battezzato l’indomani nella chiesa di S. Silvestro. Nel Registro degli atti di nascita del Comune di Montella, anno 1909, c. 91, erroneamente lo si indicò nato il 31: in seguito i biografi attribuirono il disguido a un mero errore materiale.

La famiglia Palatucci era molto religiosa; due zii paterni, Antonio e Alfonso, furono francescani, un terzo, Giuseppe Maria, divenne vescovo di Campagna (Salerno) il 28 novembre 1937. L’ambiente familiare influenzò l’animo di Giovanni, inculcandogli abnegazione e amore per il prossimo.

Compì i primi studi a Montella e li proseguì al ginnasio Dionisio Pascucci a Dentecane, frazione di Pietradefusi (Avellino); si iscrisse poi al liceo classico Pietro Giannone di Benevento, ma al termine del primo anno si ritirò a causa di contrasti con i docenti, dopo aver preso le difese di alcuni compagni che riteneva vessati ingiustamente; continuò gli studi privatamente nel collegio Serafico di Ravello (Salerno), di cui era rettore lo zio Giuseppe Maria, e conseguì la maturità da privatista al liceo Torquato Tasso di Salerno il 23 novembre 1928.

Si iscrisse al corso di laurea in giurisprudenza all’Università di Napoli, dalla quale si trasferì a quella di Torino allorché, per assolvere il servizio militare, entrò volontario nella scuola allievi ufficiali di complemento a Moncalieri (Torino), che frequentò dal 26 gennaio 1930 al 21 febbraio 1931. Il 16 dicembre 1932 si laureò all’Università di Torino con la tesi Il rapporto di causalità nel diritto penale, relatore Eugenio Florian (pubblicata nel 2004 a Montella, a cura del nipote Antonio De Simone Palatucci).

Dopo il tirocinio presso lo studio dell’avvocato Luigi Mazzoleni di Torino, superò l’esame di procuratore legale, ma anziché intraprendere la carriera forense – come consigliato da Mazzoleni e nei desideri del padre – nei primi mesi del 1936 presentò domanda per entrare in polizia; prese servizio il 3 agosto alla questura di Genova come vicecommissario aggiunto in prova e dal febbraio all’aprile 1937 frequentò il XIV corso presso la Scuola di formazione per funzionari di Pubblica Sicurezza a Roma; a fine corso fu confermato vicecommissario aggiunto e riprese servizio a Genova il 7 maggio. Qui rilasciò un’intervista che il 26 luglio 1937 apparve anonima su un giornale cittadino (si ignora la testata, ma è noto il contenuto [fascicolo personale nell’Arch. centrale dello Stato]), in cui criticava la polizia, accusandola di burocratismo e di essere lontana dai problemi dei cittadini; l’intervista suscitò scalpore tra i suoi superiori che vennero presto a conoscenza dell’identità dell’autore: fortemente biasimato, Palatucci rischiò l’espulsione, ma ci si limitò a trasferirlo alla questura di Fiume, dove giunse il 15 novembre 1937.

Divenuta drammatica nel 1938, a seguito del cosiddetto Manifesto della razza del 15 luglio e delle cosiddette Leggi razziali del 17 novembre, la posizione dei cittadini italiani di origine ebraica, Palatucci, che era a capo dell’ufficio stranieri della questura, si prodigò per portare aiuto a loro e agli ebrei stranieri che, abbandonando i territori soggetti ai tedeschi, chiedevano di poter entrare in Italia attraverso il valico di Fiume (Sorani, 1983, p. 124; Raimo, 1992, p. 60 ss.; Polizia di Stato 2002, pp. 27 s., 33; Picariello, 2007, p. 54 ss.). Queste azioni durarono fino all’8 settembre 1943. Non potendo rilasciare documenti con i dati reali (razza, nazionalità ecc.), Palatucci fornì visti di transito e passaporti falsi (Sorani, 1983, p. 124; Raimo, 1992, p. 104; Coslovich, 2001, p. 17; Polizia di Stato, 2002, p. 83) e tentò di impedire la deportazione nei centri di internamento italiani degli ebrei che si trovavano a Fiume, come residenti o in transito; quando ciò non fu possibile, cercò per lo meno di farli avviare verso il campo di internamento di Campagna (Salerno), che si trovava nella diocesi dello zio vescovo e, addirittura, era installato all’interno di una struttura della Curia (Picariello, 2007, p. 83): lì sapeva che le condizioni di vita degli internati sarebbero state alleviate dallo zio, con il concorso della popolazione locale (Raimo 1992, pp. 65 s., 70 ss.; Coslovich, 2001, p. 18; Picariello 2007, pp. 81-88).

Quando, dopo l’8 settembre 1943, i tedeschi presero possesso di Fiume, le loro forze di polizia avocarono le funzioni della questura, relegando al ruolo di mera esecuzione di ordini la polizia italiana, alla quale furono sequestrati armi, munizioni e automezzi. Gli altri funzionari della polizia di Fiume si fecero allora trasferire presso sedi dislocate nella neonata Repubblica sociale italiana, ma Palatucci preferì restare. Rimasto il più alto in grado, gli vennero affidate le funzioni di vicequestore (con lett. prot. 14569/Gab. del 28 febbraio 1944 della Questura di Fiume, conservata ll’Arch. centrale dello Stato). Poté così continuare a soccorrere i profughi ebrei, sottraendoli anche alla deportazione nei campi allora esistenti in Italia.

Violando le leggi razziali vigenti, Palatucci si esponeva a gravi rischi ma, pur avendone la possibilità, non volle porsi in salvo in Svizzera, come gli fu proposto da un console svizzero suo amico (tra i biografi c’è disaccordo pure sulla sua identità): col pretesto di una missione da svolgere presso il governo della RSI, accompagnò la fidanzata ebrea Mika (Mikela) Eisler e sua madre al confine con la Svizzera, ma non le seguì (Coslovich, 2001, p. 22; Picariello, 2007, p. 227) e tornò invece a Fiume.

Venuto sempre più in sospetto alle autorità militari tedesche, arrivò perfino a distruggere gli elenchi degli ebrei in suo possesso (Raimo, 1992, p. 104 ss.; Polizia di Stato, 2002, p. 83), in modo da renderne impossibile l’individuazione e la cattura, finché, per ordine del tenente colonnello della Gestapo Herbert Kappler, nella notte fra il 12 e il 13 settembre 1944 fu arrestato con l’accusa di collaborazione e intelligenza con il nemico. Rinchiuso per circa un mese nel carcere Coroneo di Trieste, venne poi tradotto al KZL (Konzentrationslager) di Dachau, dove giunse il 22 ottobre 1944; gli fu tatuata sul braccio la matricola 117826, fu assegnato alla baracca 25 e, in quanto internato politico di nazionalità italiana, indossò una casacca con un piccolo triangolo rosso avente al centro la lettera I.

Morì il 10 febbraio 1945 per l’epidemia di tifo petecchiale che imperversava nel campo dal dicembre precedente e fu sepolto nella fossa comune sulla collinetta di Leitenberg, situata a circa un chilometro dal campo di concentramento.

 

 

Fonti e Bibl.: Roma, Arch. centrale dello Stato, Ministero Interno, Direzione Generale Pubblica Sicurezza, 1963, b. 20bis (fasc. pers.); Ibid., A16 ebrei stranieri, b. 6, 10, 18; D. Buzzati, Perché una foresta in Israele ha il nome di un italiano non ebreo, in Il Corriere della Sera, 17 aprile 1955, p. 3; Israele onora un prode italiano, in Israel, XXXVIII, 34, 7 maggio 1953, p. 1; R. N. [Rozsi Neumann, testimone], Il dottor G. P., ibid., 39, 18 giugno 1953, p. 3; S. Sorani, L’assistenza ai profughi ebrei in Italia (1933-1947). Contributo alla storia di Delasem, a cura di A. Tagliacozzo, Roma 1983, pp. 123-125; G. Raimo, A Dachau, per Amore. G. P., Montella 1992; M. Coslovich, Note sulla figura e l’opera di G. P., in Rass. mens. di Israel, LXI (1995), pp. 90-103; Gli Ebrei a Campagna. Piccole storie di grande umanità, a cura di A. Maggio, Campagna 1996, passim; A. Ballarini, Il tributo fiumano all’olocausto, Roma 1999, pp. 16-23; A. Paloscia – M. Coslovich – E. Di Francesco, Per non dimenticare G. P. ultimo…, Roma 2001; G. Petroni, Gli ebrei a Campagna durante il secondo conflitto mondiale, Campagna 2001, pp. 127-135; Polizia di Stato, G. P. Il poliziotto che salvò migliaia di ebrei, Roma 2002; M. Coslovich, Il caso P. Il poliziotto che salvò gli ebrei?, in Contemporanea, 2002, n. 1, pp. 59-84; G. Zuncheddu, L’ultimo questore di Fiume italiana G. P., Servo di Dio…, in Miscellanea ieri e oggi, I, Quartu Sant’Elena 2003; P. Vanzan S.I, La «Shoah» e G. P. L’avvio della Causa di beatificazione, in Civiltà cattolica, CLIV (2003), 3662, pp. 149-158; A. Ballarini, G. P. favole e storia, in Fiume, n.s., XXIII (2003), 1-6, pp. 48-77; P. Vanzan S.I., Conclusa la prima tappa per la beatificazione di G. P., in Civiltà Cattolica, CLV (2004), 3687, pp. 268-275; G. P. La scelta, le differenze, Atti giornata di studio Avellino, 2001, a cura di L. Parente – F.S. Festa, Atripalda 2004; B. Rivlin, I Giusti d’Italia. I non ebrei che salvarono gli ebrei 1943-1945, II ed., Milano 2006, pp. 182-184; Associazione Giovanni Palatucci di Roma, G. P. Il Questore «giusto». Martire della carità a Dachau, Convegno di studi, 2006, Roma 2007; A. Picariello, Capuozzo, accontenta questo ragazzo. La vita di G. P., Cinisello Balsamo 2007; Comitato Giovanni Palatucci di Campagna, «Un grande vescovo». Mons. G.M. Palatucci, a cura di M. Aiello – C. Granito, Campagna 2007, passim; M. Coslovich, G. P. Una giusta memoria, Atripalda 2008; G. Di Luzio, Il disubbidiente. Il poliziotto…, Milano 2008; P. Vanzan S.I., G. P. «Giusto tra le Nazioni», Gorle 2008; N. Giusti, L’ultimo questore. La vera storia di G. P.,…, Livorno 2009; F. Stano, Ebbe come criterio il cuore, Montella 2009; P. Vanzan S.I. – M. Scatena, G. P. il Questore «giusto», IV ed., Roma 2009; U. Pacifici Noja – S. Pacifici Noja, Il cacciatore di giusti. Storie di non ebrei che salvarono i figli d’Israele dalla Shoah, Cantalupa 2010, pp. 109-113; M. Bianco – A. De Simone Palatucci, G. P. un giusto e un martire cristiano, Napoli 2012; A. Farkas, P., Tutte le ombre sulla vita dello «Schindler italiano», in Il Corriere della Sera, 23 maggio 2013; P. Cohen, Italian praised for saving Jews is now seen as nazi collaborator, in New York Times, 19 giugno 2013; A. Carioti, «P. non fu un Giusto». Yad Vashem riapre la questione, in Il Corriere della Sera, 21 giugno 2013; P. Conti, «Salvò i miei genitori in fuga dalle SS», ibid., 23 giugno 2013; P. Brazzo, P.: è il momento di passare dal mito alla storia, in Mosaico, http://www. mosaico-cem.it/articoli/palatucci-e-il-momento-di-passare-dal-mito-alla-storia, 29 lug. 2013; G. Preziosi, La grande rete di Fiume. Figli e nipoti dei colleghi del questore raccontano, in L’Osservatore romano, 5 agosto 2013.